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mercoledì, 25 febbraio 2009 Diario della fine: Burro sciolto commenti Erano giorni che il suo ego brioso tentava di venir fuori: in questa sua vita al contrario (attendeva la morte come fosse un conto alla rovescia) poteva mettere un poco d'estro / o battute maldestre, ma bisognava che ne imparasse l'arte. Anche quella, sì, sarebbe stata un'arte: un inventarsi identità, un costruire sulle onde, un dannare burro per condannarlo a non sciogliersi. Sentì, dunque, di non doversi lamentare per ciò che era appena accaduto (lo avevano bocciato all'esame di Critica della pigmentazione del manto dei cerbiatti Modulo B, ma era andato a farlo giusto per non averne lo scrupolo), e di prenderla a ridere. A ridere. Lui. Lui che non aveva più voglia di ridere. Ridere che non serviva più a lui. Oui. Ridere. R (polivibrante) I (vocale alta anteriore non arrotondata) D (occlusiva dentale sonora) E (vocale centrale media non arrotondata) R (polivibrante, ma per un vezzo stilistico pronunciamola monovibrante) E (vocale indistinta). Quand'ebbe finito di ripetersi tutta l'analisi fonetica a mente scoppiò a ridere. Ma non era questo che lui voleva. Non voleva certo ridere così, a cazzo di cane, senza una spinta reale. Anzi, lui non voleva ridere. Soluzione al dilemma (ridere o non ridere): lui non voleva ridere! Lui voleva che gli altri ridessero. Lui voleva che ridessero perché lo trovavano divertente. Per una volta, divertente: non ridicolo. Così fermò un collega allungando il braccio e per un attimo ricordò l'ultima volta che si era masturbato, lo sperma che gli si era appiccicato al maglione che oggi indossava. Mi ha chiesto qualcosa sulla lunghezza del pelo ma non ho risposto... però non mi ha bocciato per questo; è che le ho detto che una domanda sul pelo fatta da una donna tanto pelosa suonava ridicola e che era per questo che non riuscivo a rispondere! Il silenzio di chi non ha bisogno di pianificare sé stesso. Poco importava: dacché mai aveva avuto intenzione di ridere, raccolse le sue cose dicendosi che se costui non aveva apprezzato, evidentemente non ne era in grado. Andò al bar, ordinò un tè e riprese a contare i secondi che potevano mancare alla fine se, per esempio, alle 18 e zerosei un autobus lo avesse investito mentre attraversava le strisce pedonali. Perché sono un maschio? Si domandò. Perché chi mi ha inventato ha partorito un uomo che ama la sodomia? C'è così poca fantasia negli scrittori? Ah no no. Questo è un diario. Lo scrivo io. Ma allora perché è in terza persona? E perse il conto. E rendendosi conto di stare annoiando i lettori si fermò. (Contemplando il cameriere, il cui didietro sembrava muovere caldamente le labbra dell'ano per dire: fottimi). vomitato da e-bow mentre la campana rintoccava le 15:46 per ogni utilizzo leggi la licenza | p-link | leggi il nuovo blog generalista lascia un commento o leggi i commenti: commenti (si apre in un popup) | commenti Commenti
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